La rivoluzione del native advertising in un libro

città di new york

E’ uscito “Native Advertising – la nuova pubblicità: amplificare e monetizzare i contenuti online”, il libro di Claudio Vaccaro edito da Hoepli. Il testo analizza la grande rivoluzione che sta cambiando l’advertising online classico trasformandolo in pubblicità ‘nativa’, ovvero incentrata su contenuti rilevanti per l’utente perfettamente integrati nel contesto in cui sono inseriti.

Col supporto di dati di mercato, best practice, case history e interviste, il libro consente a investitori pubblicitari, editori, agenzie e professionisti di meglio comprendere e usare efficacemente questi nuovi strumenti promozionali, per i quali gli analisti prevedono investimenti pari a 20 miliardi di dollari nel 2018.

L’autore, che è anche CEO di BizUp e UpStory – realtà che in pochi anni hanno conquistato un ruolo di primo piano, con più di 200 brand gestiti (tra i quali BNL, Mediaset, Henkel, Wind, Lottomatica, Coop, Zalando) – espone tutti i vantaggi dei formati Native Advertising, spiegando in che modo vadano ‘maneggiati’ per distribuire i contenuti branded su siti web di terze parti, ovvero attraverso scelte coerenti con il contesto editoriale e nel rispetto della user experience offerta dalla piattaforma ospitante.

L’esperienza utente rapportata alla fruizione dei contenuti nativi è centrale in tutto il volume. Da essa discende infatti la necessità per gli addetti ai lavori di passare dal concetto di impression a quello di attenzione per valutare il successo di una campagna di advertising: la capacità di generare engagement nell’utente è diventata infatti la misura essenziale della rispondenza dei risultati alle aspettative.

Questa pubblicazione ha il merito di mostrare in modo pratico le strategie e le tecniche per pianificare, attuare e misurare una campagna di Native Advertising evidenziando i kpi (indicatori chiave di prestazione) che ogni advertiser dovrebbe tenere in considerazione prima di attuare questa nuova forma promozionale.

Comprendere la trasformazione in corso vuol dire regalarsi una gigantesca opportunità, quella di catturare l’attenzione del proprio pubblico di riferimento in maniera certamente più efficace e meno invasiva rispetto alla tradizionale pubblicità online.

Il testo è disponibile sia in formato cartaceo che elettronico e può essere acquistato nelle librerie e su Amazon.

Editoriale Domus investe in WeBeers, l’eCommerce delle birre artigianali

La storica Editoriale Domus entra nel capitale di WeBeers, la startup che ha sviluppato il commercio elettronico delle migliori birre artigianali italiane.

In virtù di questa operazione, WeBeers rafforza il suo marchio e punta ai mercati esteri, in particolare quello anglosassone, che da solo assorbe circa il 50% delle esportazioni di birre artigianali italiane (2015, Rapporto Birra Italia 2015 Unionbirrai – Osservatorio Altis Università Cattolica) e quello tedesco. Eh già, perché la casa editrice  di proprietà della famiglia Mazzocchi Bordone – è tra le principali imprese editoriali europee a carattere familiare in diversi settori: dalle auto all’architettura, dai viaggi alla cucina.

L’editore ha acquisito il 10% delle quote di WeBeers (B2G s.r.l.), già partecipata da Digital Magics, business incubator quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM). L’operazione è stata realizzata attraverso la cessione da parte di quest’ultimo, la cui quota risulta quindi ridotta dal 40% al 30%. Digital Magics ha contestualmente re-investito nella startup il ricavato della vendita delle quote cedute a Editoriale Domus. I due giovani fratelli e fondatori di WeBeers, Alberto Maria e Giammarco Maria Gizzi, mantengono il 60% del capitale.

Con questo investimento Editoriale Domus inserisce all’interno del proprio piano industriale un nuovo servizio digitale innovativo. Grazie all’integrazione editoriale di storie, curiosità e abbinamenti sulle birre e sul mondo dei mastri birrai italiani – proposti da WeBeers – sul sito de Il Cucchiaio dArgento, primo brand digitale italiano sul food, gli utenti potranno approfondire le caratteristiche dei prodotti e successivamente acquistarli online.

“Abbiamo creduto in WeBeers fin dal primo incontro e oggi siamo felici di entrare concretamente in questo progetto”, spiega Sofia Bordone, amministratore delegato di Editoriale Domus. “Si tratta di un modello di business innovativo in grado di cogliere con originalità le varie esigenze dell’utente finale”.

Grazie a questa operazione WeBeers consolida la brand awareness, aumentando il numero di clienti e utenti e studiando insieme a Editoriale Domus campagne di comunicazione e di promozione dedicate ai lettori delle sue riviste specializzate.

“La scelta di Editoriale Domus come partner strategico nasce dalla volontà di creare – seguendo l’esempio della famiglia Mazzocchi – un brand che possa diventare il punto di riferimento per il mercato della birra artigianale italiana, che sta crescendo a doppia cifra”, dichiarano i fratelli Gizzi,  co-CEO di WeBeers. “I canali e gli strumenti messi a nostra disposizione da Editoriale Domus sono davvero molti e si aggiungono alle loro competenze ed esperienze, da cui potremo attingere per raggiungere nel più breve tempo possibile gli ambiziosi obiettivi che ci siamo posti”.

 

 

Mondadori primo editore digitale italiano: acquisita Banzai Media Holding

Dopo RCS Libri, ecco Banzai. Non si ferma lo ‘shopping’ strategico di Mondadori. Con l’acquisizione di Banzai Media Holding, la divisione vertical content di Banzai Spa, che segue di un paio di anni quella della piattaforma mondiale di social reading aNobii, Mondadori, il più grande gruppo editoriale italiano, diventa il primo anche in ambito digitale.

Nell’operazione sono inclusi web magazines verticali dedicati alle donne e alla cucina, per un valore di mercato di 45 milioni di euro. Pianeta Donna e Giallo Zafferano sono solo i nomi più noti, che porteranno in dote al Gruppo di Segrate 8.9 milioni di nuovi utenti.

Dopo questa acquisizione, gli equilibri del mercato dell’editoria digitale italiana cambiano completamente. Questo è il dato più significativo. Vedremo quali novità arriveranno con i nuovi rapporti di forza.

AMP Project: Google accelera l’apertura delle pagine su mobile

Il mobile è sempre più utilizzato per navigare sul web. E su di esso si concentrano i maggiori sforzi d’innovazione delle grandi aziende. Così Google ha avviato ufficialmente il progetto open source AMP (Accelerated Mobile Pages).

L’obiettivo è quello di velocizzare l’apertura delle pagine sui dispositivi mobili, in modo da migliorare l’esperienza utente e risolvere uno dei problemi più sentiti, la lentezza di caricamento appunto dei contenuti informativi.

Il perché della necessità di intervenire in tal senso è ben sintetizzato in un’affermazione di David Besbris, capo degli ingegneri di Google: “Ogni volta che un articolo ci mette troppo tempo per raggiungere un lettore, quel lettore è perso”.

Il funzionamento di AMP è intuitivo: le pagine si caricano quasi istantaneamente, ben 4 volte più velocemente rispetto a quello cui siamo abituati, perché sono semplificate: contengono un particolare codice e sono prive di tutti i javascript che sottostanno alle animazioni, agli effetti, alle funzioni meta testo/video/contenuto, utilizzando fino a 10 volte meno dati. Ciò è però valido solo per i contenuti, come gli articoli e le news in generale, non quindi per le pagine istituzionali di un sito aziendale (qui AMP non aiuta).

Per vedere come funziona, basta effettuare una ricerca di news sul motore di ricerca, nei risultati Google farà apparire anche una serie di contenuti sviluppati in AMP. Come s’intuisce, dunque, il focus è sempre sui contenuti, sulle informazioni che offrono intrattenimento e servizio: per l’aziende un’ulteriore conferma, se ve ne fosse ancora bisogno, dell’importanza del content marketing, in tutte le sue forme.

 

 

Facebook: Instant Articles è disponibile per tutti gli editori

Ci siamo. Dal 12 aprile Istant Articles apre a tutti gli editori, di qualsiasi dimensione e in tutto il mondo.
Fino ad oggi, lo strumento ideato per leggere gli articoli direttamente su Facebook, senza quindi attendere l’apertura di pagine esterne, era a disposizione soltanto di un centinaio di editori sparsi per il globo, che lo hanno testato anche per migliorarlo ulteriormente.

Istant Articles è nato per risolvere il problema dei tempi di caricamento delle pagine di giornale, principalmente sui dispositivi mobili. Questi, peraltro, hanno anche ormai superato il desktop per la fruizione di contenuti Internet. Per cui gli editori, a maggior ragione nelle zone dove ci sono limiti di connettività, sono molto sensibili alla questione. Con queste esigenze chiare in mente, gli sviluppatori hanno lavorato sin dal principio per garantire a tutti il servizio.

Migliorare l’esperienza complessiva di lettura degli utenti è fondamentale sul web, dunque, oltre che sull’eliminazione dei tempi d’attesa, a Palo Alto hanno lavorato molto sull’aspetto e la pulizia grafica dei contenuti, in modo da renderli più piacevoli e ovviamente adatti alla fruizione da mobile (responsive). Alle testate resta, in ogni caso, il pieno controllo sul look delle notizie, così come sui dati e gli annunci pubblicitari.

In particolare, riguardo all’adv, gli editori hanno la possibilità di vendere i propri annunci autonomamente e tenere il 100% delle entrate, tracciando i dati relativi agli annunci pubblicati attraverso la sezione “Insight” di Instant Articles, oppure monetizzare col supporto di Facebook Public, una sorta di agenzia, interna al Social, per la raccolta della pubblicità. In alternativa, possono continuare ad utilizzare i sistemi di analytics esistenti o affidarsi a servizi di terze parti.

Coloro che materialmente si serviranno di Instant Articles, verosimilmente giornalisti e content producer, avranno accesso a una ricca suite di strumenti multimediali per creare storie interattive e dinamiche, alle quali il lettore potrà accedere senza fastidiosi tempi di caricamento. L’obiettivo è quello di collegare le persone a storie, messaggi, video o foto nella maniera più piacevole e coinvolgente possibile.

Chi di storie e notizie vive difficilmente può ignorare tutto questo. Per farsi un’idea più precisa, basta visitare la pagina dedicata, ed eventualmente la documentazione per i requisiti tecnici.

Il futuro del giornalismo tra tech e culture

Il cambiamento in atto nell’industria dell’informazione è preoccupante per i vecchi protagonisti ma, al contempo, interessante e ricco di opportunità per i nuovi.

La domanda che spesso si pongono i professionisti del settore, che analizzano il mercato e le tendenze, è la seguente: la rivoluzione ed il futuro del giornalismo (più in generale dell’informazione) sta avvenendo da aziende tecnologiche o da aziende media centriche? È una questione che sta a cuore pure a noi. La distribuzione delle informazioni e dei contenuti è sempre più multicanale e real-time.

info_ads_realtime_technology_mobile Tralasciato (per un attimo) l’aspetto tecnologico, come giustamente i più arguti fanno notare, i player sono sempre più numerosi ed è anche una questione di cultura. I social network fanno prepotentemente la loro parte da un lato e i fruitori delle notizie, dall’altra, mettono in moto direttamente o indirettamente i nuovi modelli di business.

La sfida che DaoSquare vuole cogliere è duplice: da un lato fornire agli editori e aziende una piattaforma (tecnologica) solida, e dall’altra offrire parte degli stessi strumenti ai maker dell’informazione, come i blogger e i giornalisti, e metterli in contatto tra loro. Perché dopo tutto, ogni azienda è un media e le aziende sono fatte dalle persone.

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