A Torino un evento sul giornalismo innovativo e i nuovi media

Un’occasione per aggiornarsi e confrontarsi sulle novità che riguardano il giornalismo e il mondo dei media: a Torino, dal 14 al 19 aprile, è in programma il Congresso Annuale, edizione 2016, del Forum for European Journalism Students, organizzato con la collaborazione dell’Associazione Allievi del Master in Giornalismo ‘Giorgio Bocca”.

Il tema scelto, “Making Media and Innovative Journalism”, dà l’idea dell’ampiezza dei contenuti al centro dell’edizione 2016. Lo scopo è quello di andare ad esplorare nuovi strumenti e strade per ‘confezionare’ al meglio le notizie nell’era digitale. I social networks e il web in generale hanno modificato per tanti versi la professione e i suoi metodi, perché hanno cambiato nel profondo i comportamenti dei fruitori delle notizie e il loro approccio alle stesse. Per rimanere al passo, chi fa informazione deve necessariamente innalzare il livello qualitativo e di ‘engagement’ del proprio lavoro. E farlo in maniera economicamente sostenibile.

A tal proposito, sono previste numerose lectures e diversi workshops che porranno l’attenzione su best practices, formule e technologie utili a migliorare sia la qualità che la sostenibilità finanziaria nei progetti editoriali e nel flusso di produzione delle notizie.

Ecco una carrellata degli argomenti principali che verranno trattati nelle diverse giornate: data journalism e infografiche; Whatsapp, SnapchatPeriscope  e quelli strani strumenti chiamati ‘metriche’; User Experience: perchè è importante costruire piattaforme di news fruibili da mobilePrivacy e crittografia; consigli utili per proteggere fonti e dati quando si sta lavorando ad un’inchiesta.

 

 

Google: un grande investimento sul giornalismo digitale europeo

27 milioni di euro sulle aziende innovative in ambito informazione. E’ l’investimento annunciato di recente da Google. L’obiettivo è quello di contribuire a stimolare l’innovazione nel giornalismo digitale nel corso del prossimo triennio. Questo infatti è solo il primo intervento di una serie, con a disposizione un fondo complessivo di 150 milioni di euro stanziato già dallo scorso anno.

“Il finanziamento andrà a una vasta gamma di organizzazioni”, ha spiegato il CEO di Google Sundar Pichai tracciando un profilo delle società che hanno chiesto di poter beneficiare dei fondi della Digital News Initiative (DNI). “Una gamma meravigliosamente diversificata, con progetti che vanno dalla personalizzazione dei contenuti automatizzati al giornalismo robotizzato, dalle app per la verifica delle informazioni in circolo sul web agli strumenti per verificare i social media in tempo reale”.

Il gigante di Mountain View e gli organi di informazione europei vengono da qualche anno di rapporti tesi, e Big G con questa iniziativa spera di ricomporre una serie di relazioni. In Germania, per esempio, gli editori volevano che Google pagasse per l’utilizzo di brevi frammenti di loro articoli nella sezione Google News. La diatriba è culminata con la decisione del motore di ricerca dell’inclusione delle testate in Google News solo come opzione, non in automatico quindi, e la conseguente eliminazione temporanea di un gran numero di esse dalle pagine delle notizie .

Il nuovo fondo è stato concepito per finanziare iniziative in tre categorie principali: progetti per la realizzazione di prototipi, che possono richiedere fino € 50mila euro; progetti di medie dimensioni, aperti a start-up e giovani organizzazioni in ambito giornalismo, che possono contare su un massimo di 300mila euro; e grandi progetti, adatti alle organizzazioni più grandi, con obiettivi più ambiziosi, che necessitano di una maggiore disponibilità economica.

Tra i 128 progetti partecipanti alla DNI, Google ha segnalato El Diario, un sito spagnolo di notizie che sta creando un nuovo modello di crowdfunding applicato al giornalismo, che prevede l’identificazione di ‘pubblici di nicchia’ da invitare a finanziare una storia specifica. Un altro nome portato ad esempio è la startup tedesca Spectrm, che utilizzerà i fondi per costruire un motore di intelligenza artificiale per consentire agli editori di comunicare direttamente con i lettori tramite applicazioni di messaggistica istantanea.

Il primo round di investimenti è distribuito su start-up di 23 diversi paesi europei, con una maggiore concentrazione di progetti in Germania, Regno Unito, Spagna, Francia e Belgio.

Un nuovo tool di tagging semantico per il giornalismo digitale

Nuove frontiere per il giornalismo digitale. Il merito è dei ricercatori del progetto europeo Media in Context (MICO), che hanno pubblicato risultati molto interessanti in tema di semantica applicata ai contenuti editoriali. Gli organi d’informazione indipendenti, ad esempio, potranno avere la possibilità di estendere i loro flussi di pubblicazione con l’aiuto di analisi cross-mediali e strumenti di linked data querying.

Lo studio ha potuto contare sulla partnership di Greenpeace Italia e Shoof (una starup che sta sviluppando un’app Android per contenuti generati dagli utenti). Gli sforzi si sono concentrati sull’organizzazione di una news desk per piccole e medie redazioni, attraverso la creazione di una rete flessibile di metadati relativa sia ai testi che a video, immagini, ecc.

I ricercatori MICO hanno constato che lanciare contenuti on-line senza prevedere un contesto adeguato e analisi approfondite semplicemente non funziona. Questo perché il focus per le notizie digitali si è spostato verso l’engagement interattivo e la promozione di un senso di comunità.

Sviluppando un editor di semantica, chiamato WordLift (un plugin per WordPress), e utilizzandolo poi sul sito della rivista di Greenpeace Italia, il team del progetto si è reso conto che strutturare il contenuto con uno schema di classificazione poteva fornire il contesto necessario alle notizie. Prova ne è stata che quelle news sono state ripubblicate in molte forme diverse e su molte altre piattaforme e dispositivi. Ciò, a sua volta, ha permesso ai ricercatori di rendersi conto che grazie alla strutturazione dei contenuti e alla creazione di più punti di accesso (sotto forma di pagine web), la reperibilità degli stessi su social network, così come sui motori di ricerca, era aumentata considerevolmente.

Utilizzando il tagging semantico – in sostanza informazioni codificate con un termine o una risorsa specifica – gli editori di contenuti ricevono benefici (come la maggiore visibilità sul web) curando una serie di concetti che emergono dal contenuto stesso, una volta prodotto e analizzato. E questi concetti sono raccolti in WordLift con l’ausilio di un vocabolario interno.

Durante le prove di validazione con Greenpeace Italia, è venuto fuori che questo vocabolario interno ha portato un nuovo livello di consapevolezza, con la redazione che ha iniziato a studiare più attentamente il rapporto tra l’organizzazione, i concetti di tagging usati e il target di riferimento. In definitiva, questo processo si è rivelato utile a prendere decisioni editoriali strategiche.

In sostanza, i ricercatori MICO hanno imparato attraverso questa fase del progetto che i giornalisti hanno bisogno della tecnologia per migliorare il loro lavoro, ma questa non deve richiedere troppa della loro attenzione. In fin dei conti, l’obiettivo principale per chi scrive resta quello di concentrarsi sul raccontare storie interessanti instaurare relazioni significative con il proprio target. In quest’ottica, strumenti come WordLift posso rivelarsi ottimi ‘aiutanti’, avendo dimostrano di poter contribuire a coinvolgere, catturare e tenere alto l’interesse del pubblico.